VITTORIO ALFIERI

Biografia di Vittorio Alfieri
Vittorio Alfieri coniugò i principi dell'Illuminismo e del Romanticismo, anticipando questi ultimi
Vittorio Alfieri, un drammaturgo poco rappresentato.Nonostante Vittorio Alfieri sia uno degli autori più affascinanti della nostra letteratura e uno dei più stimati al suo tempo, oggi la sua fortuna si riduce in gran parte all’ambito accademico. È raro, infatti, che si legga per intero una sua opera in ambito scolastico ed è altrettanto raro, poi, che una delle sue tragedie sia in cartellone in una stagione teatrale. Il che, per un tragediografo, equivale a scomparire.

Una sintesi fra l'Illuminismo e le nuove tendenze del Romanticismo.
Nato nel 1749 ad Asti, più giovane di Parini, più anziano di Foscolo, Alfieri si colloca in uno snodo importante del 1700. Il suo spirito inquieto, ansioso, desideroso di affermazione, fu tra i primi a cogliere il sinistro baluginio del razionalismo illuminista e ad anticipare tendenze dello spirito romantico, come il titanismo. 
Ce lo presenta così il nostro massimo storico della letteratura, Francesco De Sanctis.
Appunti.
Lo Sturm und Drang: l'ultima fase del preromanticismo
La differenza fra Parini e Alfieri «Togliete ora l’ironia, fate salire sulla superficie in modo scoperto e provocante l’ira, il disgusto, il disprezzo, tutti quei sentimenti che Parini con tanto sforzo dissimula sotto il suo riso e avete Vittorio Alfieri. È l’uomo nuovo che si pone in atto di sfida in mezzo a’ contemporanei, statua gigantesca e solitaria col dito minaccioso. Alfieri si rivelò tardi a sé stesso, e per proprio impulso, e in opposizione alla società. Fino a ventisei anni avea menata la vita solita di un signorotto italiano, tra dissipazioni, viaggi, amori, cavalli, che non gli empivano però la vita.

L'ozio e la noia De’ primi studi non gli era rimasto che l’odio per lo studio. Ricco, nobile, non ambiva né onori, né ricchezze, né ufficii: viveva senz’altro scopo che di vivere (…). Ma non se ne contentava Alfieri, e spesso era tristo, e fra tanto inutile affaccendarsi sentiva la noia. era malattia italiana, propria di tutt’i popoli in decadenza, l’ozio interno, la vacuità di ogni mondo interiore» (F. De Sanctis, Storia della letteratura italiana, p. 922).

Alfieri e l’incontro con la letteratura.
Una ricerca di libertà e fuga dalla noia.
Alfieri era sempre in continua ricerca di libertà, in fuga dalla noia e dall’insoddisfazione, alla conquista del senso esistenziale più profondo; si sentiva diverso dagli altri e si poneva in opposizione al pensiero comune.

Eppure ebbe tutto nella vita e senza troppo sforzo, poiché era nobile e ricco: egli avrebbe rappresentato il prototipo ideale di nobile ozioso (come il Giovin Signore di Parini), vivendo la «dissipazione, una vita senza scopo e a caso, dove fra tanto moto rimangono immobili le due forze proprie dell’uomo, il pensiero e l’affetto» (De Sanctis, op. cit., p. 923).

La scoperta delle letteratura: si accende una passioneTuttavia, quando incontrò quasi casualmente la letteratura, fu folgorato e spinto a un lavoro alacre e ossessivo, e la sua esistenza resuscitò. Forse questo accadde perché solo la letteratura rappresentò per Alfieri l’ultimo sacrosanto baluardo della libertà umana. Ed è già un pensiero non solo pienamente romantico, ma assoluto.

Il ruolo della letteratura nella vita del poeta«Nell’idea del libero scrittore proposta dall’Alfieri confluisce la fede illuministica nella missione rischiaratrice delle lettere e la tradizione umanistica, secondo cui le lettere danno vita immortale all’eroe e lo glorificano, costituendo il tesoro di memorie sacre, che si tramanda di secolo in secolo; e inoltre nell’affermazione del valore normativo dell’individualità del poeta, nella libertà assoluta da ogni legame sono percorsi motivi essenziali del romanticismo» (A. Pellegrini, Ritratto dell’Alfieri, in Dalla «sensibilità» al nichilismo, antologizzato in Scrittori e poeti d’Italia nella critica, vol. 2, pp. 582-583).  

1.2Il grand tour di Vittorio Alfieri
Una pagina del "The Listener" del 1930 parla del "declino del Grand Tour". Le immagini sono del 1790 e rappresentano Calais e Dover.
Una pagina del "The Listener" del 1930 parla del "declino del Grand Tour". Le immagini sono del 1790 e rappresentano Calais e Dover. — Fonte: Getty-Images
Molti viaggi, ma una sola patria: Alfieri scopre il mondo, ma nel cuore c'è l'ItaliaDa ragazzo studiò nella Reale Accademia di Torino (1758-1766) e quindi compì numerosi viaggi lungo l’Europa (1767-1772): era un cliché della nobiltà, chiamato grand tour, che rafforzava lo spirito cosmopolita tipico dell’Illuminismo. Si viaggiava alla scoperta del mondo e di sé stesso: viaggiò per l’Austria, la Prussia, la Danimarca, l’Olanda, la Russia. Viaggiava in modo febbrile, incapace di arrestarsi in nessun luogo, poiché nessun luogo aveva per lui il materno abbraccio della patria.

L'amore per il silenzio e le lande desolate del mondoIn questi viaggi familiarizzò con il concetto di «potere assoluto» che lui vide incarnato nella «tirannide»: rifiuta per questo di conoscere monarchi e nobili; ha in odio Metastasio, poeta di corte, asservito al potere. Odiava le città, laccate e imbellettate; amava invece le lande desolate e solitarie della Scandinavia, dove udiva il «vasto indefinibile silenzio».  

Il ritorno a Torino e la formazione letterariaTornato a Torino, dopo un amore sfortunato, cominciò quasi inconsapevolmente la sua vera formazione letteraria. La lettura delle Vite parallele di Plutarco fu momento fondamentale, in cui l’aspirazione alla grandezza assoluta del suo ego trovò lo spazio in cui proiettarsi: i grandi eroi dell’antichità. Già nel 1772-1773 Alfieri aveva cominciato a interessarsi di scrittura, ma fu nel 1775 che si convertì alla letteratura.  

Appunti
Dopo Alfieri: la tragedia manzoniana
1.3Alfieri e la tragedia: vòlli, e vòlli sèmpre, e fortissimaménte vòlli
La sfida della tragedia: spazio creativo e genere mai osato in ItaliaAveva abbozzato una tragedia, Antonio e Cleopatra, e si accorse che aveva infusa quest’opera di una sua esperienza biografica. La letteratura aveva reso possibile una catarsi del suo tormento interiore. Concluse l’opera e la rappresentò con un discreto successo, che gli valse da incoraggiamento. Scelse la tragedia come suo spazio creativo, che dovette sembrargli come una landa desolata, visto che nella tradizione letteraria italiana ancora nessuno si era mai imposto in quel genere.

Il modello in gesso realizzato dallo scultore Antonio Canova nel 1806 simboleggia il monumento dell'Italia dedicato a Vittorio Alfieri.
Il modello in gesso realizzato dallo scultore Antonio Canova nel 1806 simboleggia il monumento dell'Italia dedicato a Vittorio Alfieri. — Fonte: Ansa
I soggiorni in Toscana e a Parigi: il lavoro sul linguaggio e l'incontro con la RivoluzioneDice De Sanctis che «dare all’Italia la tragedia gli pareva il più alto scopo a cui un italiano potesse tendere» (p. 924). Era un’occasione irripetibile. Ci si buttò anima e corpo. Dovette, però, leggere tantissimo, studiare, e poi lavorare sul linguaggio per «sfrancesizzarsi e spiemontesizzarsi» e conquistare il corretto utilizzo dell’italiano letterario (il toscano). Per questo soggiornò a lungo a Pisa, Siena e Firenze. Intanto pubblicava una dopo l’altra le sue tragedie nelle quali traspariva già uno stile personalissimo e un linguaggio di grande efficacia. In seguito, soggiornò a Parigi dove assistette alla prima fase della Rivoluzione francese, in un primo momento osannata, ma poi disprezzata una volta che questa si mostrò nel suo spirito dittatoriale. Nel 1792 fuggì da Parigi con la sua compagna di vita, Louise Stolberg, e si chiuse in un astioso silenzio. Morì a Firenze nel 1803 e Antonio Canova scolpì il suo magnifico monumento sepolcrale.

Curiosità
La frase “vòlli, e vòlli sèmpre, e fortissimaménte vòlli” è presente nella lettera a Ranieri de’ Casalbigi dove Alfieri racconta il suo impegno per diventare un autore di tragedie, impegno premiato del grande successo che ebbe la sua prima tragedia: Antonio e Cleopatra.

2Opere di Vittorio Alfieri
Una rappresentazione di Saul e Davide
Una rappresentazione di Saul e Davide — Fonte: Getty-Images
La saggistica di AlfieriAlfieri fu soprattutto un tragediografo, ma seppe cimentarsi anche nella commedia (anche se con scarsi risultati), nella poesia e nella saggistica. Molto importanti sono i suoi saggi Della tirannide, il Panegirico di Plinio a Traiano, Della virtù sconosciuta e Del principe e delle lettere. In quest’ultima opera si analizza il rapporto tra lo scrittore e il potere assoluto, uno dei temi cruciali per lui come per la storia della letteratura. Nei riguardi della Rivoluzione Francese è il saggio chiamato Misogallo, un saggio in cui emerge tutta l’idea aristocratica di libertà che in Alfieri è possibile intendere soprattutto in chiave antiborghese.  

"Vita scritta da esso": l'autobiografia che racconta vita e idee di AlfieriUna delle opere più importanti è la sua autobiografia Vita scritta da esso in cui sono ripercorsi non solo tutti i momenti salienti della sua esistenza, ma anche la storia delle sue idee. È la storia appassionata di come egli scoprì sé stesso e la sua vocazione letteraria. Per quanto riguarda le tragedie possiamo distinguere tre fasi. Nella prima c’è il suo apprendistato in cui emerge il sogno di una grandezza sovrumana e titanica soffocata dalla realtà angusta: c’è quindi un forte pessimismo.

2.1Vittorio Alfieri e le fasi della composizione
Dall'eroismo alla compassione: come cambia la tragedia di AlfieriTra il 1775 e il 1777 compone Filippo, Polinice, Antigone, Agamennone, Oreste, Virginia. Nella seconda fase (1777-1782) abbiamo una transizione verso altre tematiche finanche più recenti: scrive la Congiura de’ Pazzi (ambientata nella Firenze di Lorenzo il magnifico), Don Garzia, Maria Stuarda, Rosmunda. Ritorna al mondo classico con Ottavia (la sfortunata moglie di Nerone) segno di cambiamento nella poetica alfieriana: vuole commuovere e non più stupire il pubblico con la fiera ed eroica grandezza. Vincono la debolezza umana e la compassione.

Approfondisci
Ugo Foscolo, a Zacinto: l'amore per la terra natìa
L'ultima fase delle tragedie e le poesie (Rime e Satire)Se Timoleone riprende il tema della libertà, Merope, sfortunata eroina, ripropone le stesse tematiche elegiache dell’Ottavia. Nella terza fase (1783-1788) abbiamo la crisi definitiva dell’individualismo eroico ed è la volta di Saul, uno dei suoi massimi capolavori. Seguono Agide e Sofonisba, e poi un’altra grande vetta della produzione alfieriana: Mirra. Seguono le tragedie Alceste seconda, Abele, Bruto primo e Bruto secondo. Vittorio Alfieri produsse molto anche come poeta: ricordiamo le Rime, sul modello petrarchesco, e le Satire, che diedero voce al suo aristocratico disprezzo per meschinità e ipocrisie.    

Le Satire dell'Alfieri secondo FoscoloScrive Foscolo: «Le satire dell’Alfieri accarezzeranno la malinconia di quanti sono contro voglia membri dell’umana società: sono dirette contro ogni genere di persone (…) La satira è immune da ogni personalità e anche da allusioni ad alcun individuo; e l’autore non mira se non a convincere il lettore, che, quale che sia la sua posizione o professione, corre gran rischio d’essere infelice, malvagio e spregevole» (U. Foscolo, Storia della letteratura italiana, p. 392).

Curiosità
Sulla Rivoluzione Francese Alfieri, in un primo momento di fervore rivoluzionario, scrisse anche l'ode "A Parigi Sbastigliata".

3Poetica e ideologia di Vittorio Alfieri
Un ritratto di Francesco De Sanctis, grande critico letterario italiano che ha scritto molto anche su Alfieri
Un ritratto di Francesco De Sanctis, grande critico letterario italiano che ha scritto molto anche su Alfieri — Fonte: Ansa
La tragedia per AlfieriScrivere tragedie era per Alfieri tentare di mettere a parole l’urgenza di un sentimento e di uno slancio poderoso, al punto che le parole rischiavano quasi di essere un limite alla libera espressione poetica. Il congegno drammatico doveva procedere senza battute d’arresto fino al momento culminante.

Tre unità aristoteliche e tre fasi della scritturaLo stile tragico non deve essere lirico, ma esprimere forza e azione. Vittorio Alfieri rispetta le tre unità aristoteliche (Tempo, Luogo, Azione), distaccandosi dal modello shakespeariano. Per comporre le sue tragedie egli individuò tre distinte fasi, tre «respiri»:  

Ideare: questa fase consiste nel trovare il soggetto della tragedia e nel distribuirlo lungo l’arco dell’azione, in forma quasi di canovaccio;
stendere; questa seconda fase prevede la scrittura in prosa dei dialoghi, seguendo l’urto delle passioni;
verseggiare; la terza fase vuole riordinare la materia negli endecasillabi, eliminando ciò che è superfluo e curando la prosodia.
Le prime due fasi possono seguire forze irrazionali, mentre la terza prevede una rigorosa revisione.      

3.1Temi delle opere di Vittorio Alfieri
I personaggi tragici di Alfieri: una proiezione di séPer quanto riguarda i temi notiamo che sono i grandi personaggi tragici a ispirare in Alfieri uno sdoppiamento e una proiezione di sé e della sua insanabile inquietudine. Non dobbiamo dimenticare come è nata la sua vocazione letteraria: una proiezione di sé nei grandi personaggi. Lui desidera perciò un contatto autentico con i suoi personaggi.

Approfondisci
Il Romanticismo: caratteristiche ed esponenti
I personaggi delle tragedie di AlfieriI personaggi delle sue tragedie, infatti, non sono solo figure drammatiche, dispositivi letterari che creano un conflitto e una trama, ma autentiche rappresentazioni, vivide, marmoree e carnali al tempo stesso, alla maniera dantesca. Alfieri sviluppò presto l’amore per:  

la figura del gigante infelice
il titano
l’eroe sfortunato e generoso che muore per valori assoluti, senza mai scendere a compromessi, sfidando l’impossibile
Non può non venirci in mente che il foscoliano Jacopo Ortis possa tranquillamente essere personaggio tragico degno di una tragedia alfieriana. Ci sono intere pagine dell’Ortis che riprendono da vicino il titanismo alfieriano e il suo pessimismo nei confronti della società. Dice De Sanctis: «Qui la forza maggiore è la tirannide, o l’oppressione, e la sua vittima è l’eroismo o la libertà; è il mondo della violenza e della barbarie marchiato e condannato a fuoco» (Storia della letteratura it., p. 927).
   

3.2Vittorio Alfieri ed il supremo conflitto
Vittorio Alfieri, Agamennone. Illustrazione del 1820
Vittorio Alfieri, Agamennone. Illustrazione del 1820 — Fonte: Ansa
Il supremo conflitto: i personaggi di Alfieri affrontano il tiranno con titanica purezzaAlfieri cerca, dunque, il supremo conflitto: vuole arrivare allo spasimo ponendo i suoi personaggi ad affrontare il tiranno con titanica indomita purezza, con una ribellione irriducibile e a oltranza. Proprio Foscolo seppe indirizzare la critica verso questi aspetti e fece lode al poeta nel Carme de’ Sepolcri. Il conflitto con il potere e la difesa della libertà sono sempre attuali, oggi come allora. Alfieri disprezza la tirannide anche se, talvolta, il tiranno stesso sembra avere connotati eroici: la sua grandezza sinistra atterrisce e affascina.    

C’è qualcosa di sublime e incontrastabile, che ricorda una frase di Vasiliij Grossman nel suo romanzo Vita e destino in cui descrive un gerarca comunista con queste parole: «Grisin calmo, semplice, mortale ma con nell’animo l’onnipotenza granitica dello Stato» (Vita e destino, p. 114). Forse è proprio questo il tiranno, forse in questo preciso concetto si annida l’ansia anarchica e asistematica della protesta alfieriana.

Lo scontro con la realtà trascendente nel SaulNel Saul abbiamo in più lo scontro con la realtà trascendente: Dio diviene personaggio tragico; forse è lui il supremo dei tiranni? Forse… poco importa che l’autore abbia fede o meno, perché Saul sente il conflitto con Dio e la tragedia diventa tutta interiore, non più lotta contro una forza esterna, ma lotta contro forze che si agitano nel profondo della psiche.

Appunti
Tesina su Vittorio Alfieri
"Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli"È una novità tutt’altro che secondaria. In definitiva il silenzio dei contemporanei su Alfieri appare immeritato, data la grande attualità dei suoi temi. Il suo famoso motto fu: «Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli». Desiderò essere un letterato con ogni sua forza e al fine, da questa guerra fu mal ricompensato dal mondo attuale. La sua Musa, come Clitemnestra, ha tramato un oscuro destino per lui.

Nella letteratura, tuttavia, che fa i conti con l’eternità, c’è sempre tempo per la vendetta… e magari questo autore duro e appassionato tornerà a far sentire la sua sprezzante voce.