CORSO
di
SOCIOLOGIA
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PRIMA LEZIONE
Capitolo 1 – Che cos’è la Sociologia
La sociologia è lo studio della società.
La società nasce dall’interazione tra individui: sono proprio le relazioni tra le persone a formare il tessuto sociale.
A differenza della filosofia (più teoretica) e della storia (più orientata alla ricostruzione del passato), la sociologia si occupa di qualcosa di concreto ed empirico: la vita quotidiana degli individui all’interno di un contesto sociale.
Capitolo 2 – Il Concetto di Contesto Sociale
La sociologia studia il contesto, cioè l’ambiente in una determinata situazione storica e culturale.
Il contesto è composto da:
Le persone agiscono sempre dentro un contesto geografico, culturale e storico, che influenza i loro comportamenti. Anche la rivoluzione tecnologica modifica profondamente le interazioni sociali.
Capitolo 3 – Individuo e Società
Ogni individuo:
Esiste quindi una relazione reciproca:
Le azioni collettive possono cambiare la società.
Capitolo 4 – L’Immaginazione Sociologica
Il sociologo Charles Wright Mills ha introdotto il concetto di immaginazione sociologica.
Essa consiste nella capacità di:
L’analisi sociologica non deve fermarsi all’istinto o alla prima impressione (people watching), perché si rischia di cadere negli stereotipi e nella precomprensione.
Capitolo 5 – Struttura Sociale e Istituzioni
La società si regge su una struttura sociale, composta da:
Esempio: il voto politico è una struttura sociale attraverso cui il cittadino interagisce con le istituzioni.
Le istituzioni comprendono:
Le gerarchie indicano il potere presente nella società.
Capitolo 6 – I Sette Elementi del Contesto Sociale
Il contesto sociale si compone di sette elementi fondamentali:
Questi elementi influenzano le opportunità di vita del singolo e possono generare diseguaglianze sociali.
Capitolo 7 – Metodo della Ricerca Sociologica
La sociologia segue un percorso di ricerca:
I risultati sociologici non sono mai matematicamente certi: si basano su tendenze, non su certezze assolute.
Capitolo 8 – Sociologia come Scienza Nomotetica
La sociologia è una scienza nomotetica:
cerca di individuare leggi generali che regolano la realtà sociale, pur basandosi su dati empirici.
Tuttavia, trattandosi di studio degli esseri umani, non può raggiungere una precisione assoluta come le scienze matematiche.
Capitolo 9 – Norme, Leggi e Gerarchie
Nell’analisi della società sono fondamentali:
Le istituzioni sono costituite da:
La famiglia stessa è un’istituzione, inserita in una comunità che rispetta norme e leggi dello Stato.
Capitolo 10 – Conclusione: L’Oggetto della Sociologia
L’obiettivo della sociologia è comprendere:
La società può essere immaginata come cerchi concentrici attorno all’individuo: famiglia, quartiere, comunità, Stato, cultura, periodo storico.
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Cos'è la Sociologia? Studio della Società è la risposta. La società è data dall'esito di interazioni tra varie persone. Interazioni tra le persone appunto che formano la società.
La sociologia si occupa di società. Si occupa della società, cioè SI OCCUPA DEL CONTESTO SOCIETARIO. Che cosa può voler dire “contesto”? È un termine abbastanza astratto.
Il contesto diventa l’ambiente inteso in un determinato momento storico, in una determinata situazione. La sociologia si occupa di qualche cosa di molto concreto.
Le persone operano in un contesto, che altro non è che un determinato ambiente in una determinata situazione. Dunque il contesto si compone di ambiente e situazione.
Epoca e cultura influenzano anch'esse la situazione.
La sociologia a differenza comunque della filosofia si occupa di qualcosa di concreto. E non solo a differenza della filosofia anche della storia le teorie ,in pratica, della Sociologia riguardano il mondo empirico e non teoretico come la filosofia.
La vita di ogni giorno che avviene in un determinato contesto sociale e quello che interessa nelle analisi sociologiche. Le interazioni agiscono nel tempo e nello spazio in un ambito o per meglio dire in un contesto sociologico che può essere contesto geografico o culturale.
La rivoluzione tecnologica influenza logicamente enormemente la interazione sociale.
Di fronte a ciò che accade nel contesto, ciascuna persona reagisce pertanto, comportandosi nel modo di influenzare altre persone con cui interagisce: abbiamo dunque il contesto.
Tutto ciò che ha classificato il sociologo George Mills come interazione sociologica è in pratica il rapporto che esiste tra singolo individuo e l'ambiente circostante e dunque si tratta di questioni collettive. Le questioni collettive secondo Mills, è mettere in moto la propria immaginazione e per meglio dire immaginazione sociologica del comportamento e in base ad essa interagire all'interno dei nuclei societari, come la famiglia, per esempio.
Dunque il singolo è influenzato dai vari ambiti sociali dove egli vive ed opera la famiglia in primis e noi, se vogliamo fare una analisi o per meglio dire una immaginazione sociologica, dobbiamo riscontrare delle ricorrenze e delle costanti nella ricerca del comportamento sociale.
Dunque nella immaginazione sociologica si è alla ricerca di variabili che influenzano il comportamento di ognuno e le scelte appunto sue in ambito sociale.
Siamo tutti noi influenzati dal contesto ma possiamo a nostro volta influenzarlo sempre e solo mediante una azione collettiva.
Dunque abbiamo che questione sociale interagisce con il problema individuale ed il problema individuale interagisce con la questione sociale.
Le azioni collettive logicamente influenzano e cambiano la società.
La società si regge così su di uno scheletro portante cioè la struttura. Il voto politico per esempio è una struttura sociale mediante la quale il singolo cittadino interagisce con le istituzioni volte anche a cambiare le stesse.
L'insieme delle influenze condiziona la vita del singolo logicamente.
le opportunità di ciascuno o non opportunità per realizzare i propri progetti di vita sono fonte di diseguaglianza sociale.
Le contraddizioni alterano le opportunità del singolo. Per esempio se la regola è che il figlio di un operaio in una società bloccata possa fare solo l'operaio in ambito di lavoro manuale, comunque, l'idraulico può guadagnare molto di più di un avvocato, perché ha una esperienza ed una richiesta nel mondo del lavoro che supera quella dell'avvocato.
L'immaginazione sociologica Comunque non deve essere se non all'inizio istintiva. Dunque, quando abbiamo di fronte a noi delle persone agiamo per un istintualità nel riconoscere le caratteristiche delle persone stesse appunto che abbiamo di fronte. Analizzando pertanto una persona che abbiamo di fronte noi abbiamo il concetto In sociologia del People watching vale a dire analizziamo la persona in primo acchito in base alle nostre esperienze e il nostro grado di cultura. facciamo comunque presente hanno gli stessi di non cadere negli stereotipi perché abbiamo una analisi della persona secondo un principio di precomprensione.
Analizziamo Dunque il contesto in sociologia. Il contesto si compone di sette punti essenzialmente. Primo- la famiglia.. secondo- la comunità locale. terzo- le istituzioni. Quarto - le organizzazioni che possono essere gruppi quali la chiesa, associazioni, eccetera. Quinto - il tipo di occupazione che abbiamo. Sesto -il paese di nostra appartenenza Settimo - il periodo storico in cui la nostra immaginazione sociale agisce.
La sociologia si definisce per interazione sociale e struttura sociale cioè gerarchie e istituzioni che altro non sono che Poteri. Andando a cascata nella nostra analisi abbiamo: Sociologia studio degli esseri umani dunque da cui derivano domande in base alla nostra curiosità, da cui deriva un'ipotesi basata su una teoria di riferimento Ecco che agisce la nostra immaginazione sociologica e da tutto ciò deriva una raccolta dati robusti atti a confutare la nostra ipotesi di immaginazione sociologica. Alla fine verifichiamo se la nostra teoria di individuale, basata sempre su una teoria generale a base di riferimento, possa essere valida o meno.
Bisogna tenere presente che i risultati sociologici non sono mai cosa matematicamente sicura. Il risultato della nostra analisi sociologica sarà dunque basata su di una tendenza , che altro non è se una certezza relativa delle scienze sociali. Lo specifico della Sociologia ,dunque, sta nello studio delle interazioni però non può essere precisa al cento per cento perché si basa su uno studio degli esseri umani e di conseguenza la sociologia opera sempre come una scienza relativa che non può, al contrario delle scienze matematiche addivenire ad un risultato preciso al 100%.
La società Sociologia pertanto è NOMOTETICA. L'espressione, approccio nomotetico, vuole significare il modo di impostare una ricerca conoscitiva che miri alla scoperta di un assetto normativo della realtà, regolata quindi nel suo complesso da leggi universali. Sempre e comunque con una elaborazione concettuale di tendenza empirica.
Logicamente, nel tempo la società si evolve e dunque assistiamo ad una evoluzione. Questo per dire che lo studio della cultura è capire le persona partire dal contesto della famiglia in poi.
Quando, dunque, io mi relaziono con la Società, come ricercatore, metto in moto la mia azione per immaginare una situazione sociologica, cioè la situazione che sta vivendo una e più persone, ossia, questa azione a che contesto è riferita e quanto il tempo influenza le azioni del contesto?
Dunque ci troviamo di fronte, in una analisi sociologica di un contesto, ad una importante connessione tra, società, struttura sociale, esigenza dei singoli, architettura sociale, contesto storico. Logicamente, bisogna anche tener presente le Istituzioni pubbliche in ambito di una società.
Allora, abbiamo visto appunto questi elementi, quindi l'oggetto della sociologia è quello di capire come gli individui sono influenzati dalla società, intendendo per società il contesto che abbiamo attualmente in una disciplina che si occupa di cose molto concrete. Il contesto sociale, abbiamo visto anche nel nostro discorso, è come cerchi concentrici, sarà a mano a mano che si distingue dall'individuo. Quindi per il contesto intendiamo la famiglia, ma anche il quartiere dove vivete, quindi voi abitate in un paese, quindi voi abitate in un comune, in un quartiere, ma intendiamo anche le sfere, le relazioni alle quali appartenete sicuramente.
Allora, nell’analisi societaria, dobbiamo anche tenere presente di due elementi fondamentali: NORME e LEGGI .Il termine norma e il termine legge.
La norma ci vincola nelle nostre azioni sociali. La norma non la troviamo scritta in nessun codice, perché tramandata in modalità orale. D queste norme ne abbiamo tantissime nel nostro contesto, perché per vivere in sicurezza abbiamo bisogno di condividere, di non disattendere, non rispondere a queste norme codificate, almeno in parte, in un Codice legislativo. E adeguarsi a norme e leggi in ambito di una società significa anche rispettare le gerarchie vigenti.
Le gerarchie, dunque, che cosa indicano? Cosa è la gerarchia? E dietro questo ordine la gerarchia indica il potere. Il potere del governo di uno Stato, per esempio.
Le istituzioni sono dunque: elementi, regole, ruoli che costruiscono l'architettura della nostra società. Allora, la famiglia è anche un'istituzione, che si rifà ad una comunità e la comunità, a propria volta, si rifà alle norme ed alle leggi dello Stato a cui appartiene.



















Riassunto: La sociologia nasce in risposta al cambiamento delle strutture sociali e alla necessità di trovare regole condivise in maniera scientifica. Un esempio di questa trasformazione è la situazione in Afghanistan, dove il cambiamento repentino ha portato all’anomia, ovvero all'assenza di regole. In questo contesto, la sociologia diventa una disciplina che offre una visione scientifica per gestire l’ordine sociale.
LA SOCIOLOGIA E' DETTA ANCHE DELLE CERTEZZE RAGIONEVOLI, Dunque un no alle verità assolute ed al rigore scientifico nella riceca sociologica, senza tener conto della variabile umana. Sia da tener conto, infine, che l'uomo, nella Società tendenzialmente assume un comportamento che lo porta inevitabilmente ad omologarsi.
Dunque SCIEZA SOCIOLOGICA - IMMAGINAZIONE SOCIALE- PERCORSO FORMATIVO DELLA TEORIA - METODO DI ANALISI DEI DATI - CONFUTAZIONE DELLA TEORIA INTEGRATA.
Logicamente METODO SCIENTIFICO, da adottarsi in Sociologia, che deve essere, come nelle Scienze esatte, chiaro, trasparente e replicabile nei suoi risultati.
Riassunto: Il paradigma è un insieme di assunti teorici e metodologici condivisi dalla comunità scientifica. Il termine deriva dalla crisi di un vecchio paradigma, che viene sostituito da uno nuovo. I paradigmi scientifici influenzano i metodi di ricerca e il modo di pensare, ed è attraverso di essi che la scienza progredisce. Il paradigma, nel linguaggio comune, indica un modello o esempio da seguire.
Naturalmente, per agevolare la concettualizzazione di un paradigma ci aiutimao anche con delle metafore.
Riassunto: La sociologia si pone domande cruciali, come come possano persone diverse vivere insieme. L’esempio dell'Iran viene usato per spiegare come diverse risposte possano derivare dalla religione, dall’economia o dalla politica. La sociologia cerca di capire il legame tra individui attraverso vari paradigmi, come quello economico e quello religioso.
Riassunto: Marx descrive la società come divisa tra i proprietari dei mezzi di produzione e i lavoratori (proletariato). Questi gruppi hanno interessi economici contrastanti, portando a una dinamica di sfruttamento. La consapevolezza di questa disuguaglianza può portare a un conflitto, che Marx interpreta come il motore della storia.
Riassunto: Marx sostiene che l'economia e i mezzi di produzione sono il fondamento di ogni società. Le disuguaglianze economiche determinano le classi sociali e influenzano anche la politica, la cultura e le leggi. Il sistema economico crea un surplus che viene distribuito in modo disuguale, con le classi ricche che se ne appropriano.
Riassunto: Marx propone il "materialismo storico", secondo cui la storia si sviluppa attraverso il conflitto tra classi economiche. Le strutture economiche influenzano le idee politiche, culturali e sociali. Questo paradigma afferma che l’economia è la base su cui si costruisce la società e la sua cultura.
Riassunto: Marx afferma che la sovrastruttura di una società (leggi, cultura, politica) è determinata dalla struttura economica. La classe che controlla i mezzi di produzione ha anche il controllo sulla cultura, la politica e le leggi. Esempi contemporanei di questa dinamica sono gli imprenditori che entrano in politica e influenzano le idee e le leggi.
Riassunto: Oltre alla visione di Marx sul conflitto, c'è anche un paradigma dell'ordine. Questo paradigma vede la società come un corpo in cui ogni parte (ogni individuo) ha una funzione e contribuisce all'armonia del tutto. La divisione del lavoro, dove ognuno svolge un ruolo specifico, è fondamentale per mantenere l’ordine sociale. Durkheim è uno degli autori che sviluppa questa visione, parlando di solidarietà come elemento che tiene unita la società.
Riassunto: Durkheim introduce il concetto di solidarietà, distinguendo tra solidarietà meccanica (tipica delle società tradizionali in cui le persone sono simili tra loro) e solidarietà organica (caratteristica delle società moderne in cui la diversità è la chiave per il funzionamento armonioso). La società, secondo Durkheim, si integra non attraverso l’imposizione dall’alto, ma attraverso l’interdipendenza delle sue parti.
Ovviamente, nella nostra analisi sociologica avremo sempre presente delle domande di base:
IN CHE MODO LA SOCIETA' RESISTE E SI AFFERMA?
QUALE RAPPORTO ESISTE TRA ORDINE E MUTAMENTO SOCIALE?
QUALE RELAZIONE ESISTE TRA CONFLITTO SOCIALE ED INTEGRAZIONE?
Ricordando sempre che l'ORDINE SOCIALE NON E' QUALCOSA DI IMPOSTO DALL'ESTERNO MA CONSISTE DI UN QUALCOSA CHE NASCE SPONTANEAMENTE NEL CORPO SOCIALE STESSO.
E LA SOLIDARIETA', DUQUE, DIVENTA FONDAMENTO DI UNA SOCIETA' ORDINATA(Durkheim).
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Riassunto dei punti principali:
· La sociologia nasce come disciplina scientifica per comprendere i cambiamenti della società.
· La sua origine è legata a tre grandi rivoluzioni storiche:
1. Rivoluzione scientifica – affermazione della conoscenza basata sulla ragione e sul metodo scientifico.
2. Rivoluzione industriale – trasformazione del sistema produttivo con l’introduzione delle macchine.
3. Rivoluzione francese – cambiamento politico e istituzionale con il passaggio dalla monarchia alla repubblica.
· Questi cambiamenti trasformano il modo in cui gli individui vivono insieme e rendono necessario studiare scientificamente la società.
Riassunto dei punti principali:
· La conoscenza scientifica si basa su un metodo:
1. formulazione di teorie
2. costruzione di ipotesi
3. verifica nella realtà.
· La sociologia è una scienza empirica: confronta le teorie con i fatti osservabili.
· Le ipotesi possono essere confermate, modificate o smentite dai dati.
Riassunto dei punti principali:
· La sociologia cerca di rispondere a domande fondamentali:
o Perché gli individui stanno insieme nella società?
o Come si mantiene l’ordine sociale?
o Perché a volte prevale il conflitto?
o Come cambia la società nel tempo?
· I sociologi studiano il rapporto tra ordine e cambiamento sociale.
Riassunto dei punti principali:
· I paradigmi sono insiemi di assunti teorici condivisi dalla comunità scientifica.
· Funzionano come “lenti” interpretative per analizzare la realtà sociale.
· Ogni paradigma mette in evidenza alcuni aspetti della società.
Riassunto dei punti principali:
· La società è caratterizzata da rapporti di potere e disuguaglianze.
· Il principale rappresentante è Karl Marx.
· La società è divisa in due classi:
o borghesia (possessori dei mezzi di produzione)
o proletariato (lavoratori).
· Il conflitto nasce dalla distribuzione diseguale delle risorse economiche.
· Il cambiamento sociale avviene attraverso rivoluzioni.
Riassunto dei punti principali:
· L’economia è la struttura della società.
· Da essa deriva la sovrastruttura, che comprende:
o cultura
o politica
o diritto
o idee dominanti.
· La classe dominante controlla spesso anche il potere politico e culturale.
Riassunto dei punti principali:
· Il paradigma dell’azione mette al centro l’individuo e le sue azioni.
· Il principale rappresentante è Max Weber.
· La società nasce dalle azioni sociali degli individui.
· Per comprendere la società bisogna capire le motivazioni che guidano i comportamenti.
Riassunto dei punti principali:
· Weber distingue tra:
o conoscere (descrivere i dati)
o comprendere (interpretare le motivazioni).
· La sociologia è quindi una sociologia interpretativa.
· L’azione diventa sociale quando tiene conto degli altri o produce effetti sugli altri.
Riassunto dei punti principali:
Weber distingue quattro tipi di azione:
1. Razionale rispetto allo scopo – orientata a raggiungere un obiettivo.
2. Razionale rispetto al valore – guidata da principi o valori.
3. Affettiva – guidata dalle emozioni.
4. Tradizionale – basata su abitudini e tradizioni.
Riassunto dei punti principali:
· L’ideal tipo è uno strumento teorico creato dal sociologo.
· È un modello che semplifica la realtà per interpretarla.
· Non rappresenta un ideale perfetto ma una costruzione analitica.
Riassunto dei punti principali:
· Weber definisce il potere come la capacità di imporre la propria volontà anche contro resistenze.
· L’autorità è una forma di potere riconosciuta come legittima.
· Tre tipi di autorità:
1. tradizionale
2. carismatica
3. legale-razionale.
Riassunto dei punti principali:
· Weber amplia il concetto di classe sociale.
· La posizione sociale dipende anche da:
o istruzione
o religione
o prestigio
o cultura
o stile di vita.
· Nasce il concetto di ceto sociale.
· La società è divisa in strati sociali con diversi livelli di ricchezza, potere e prestigio.
Riassunto dei punti principali:
· La sociologia studia le disuguaglianze sociali.
· Importante è il concetto di mobilità sociale, cioè il passaggio da uno strato sociale a un altro:
o mobilità ascendente
o mobilità discendente.
· Fattori che influenzano la mobilità:
o istruzione
o lavoro
o famiglia
o politiche sociali.
Riassunto dei punti principali:
· Questo paradigma vede la società come un sistema armonico e integrato.
· Le diverse parti della società collaborano per il funzionamento dell’insieme.
· La società viene spesso paragonata a un organismo.
Riassunto dei punti principali:
· Il comportamento degli individui è influenzato dalla struttura sociale.
· Il principale autore è Émile Durkheim.
· Le strutture sociali guidano e limitano le scelte individuali.
Riassunto dei punti principali:
· Il fatto sociale è una regola o norma che influenza il comportamento degli individui.
· Ha tre caratteristiche:
o è esterna agli individui
o è oggettiva
o esercita pressione sociale.
· Esempi: andare all’università, sposarsi, seguire determinate norme sociali.
Riassunto dei punti principali:
· La socializzazione è il processo attraverso cui la società trasmette valori e regole ai nuovi membri.
· Le norme sociali vengono interiorizzate e guidano il comportamento degli individui.
Riassunto dei punti principali:
Durkheim distingue due forme di solidarietà:
· solidarietà meccanica
o tipica delle società tradizionali
o pochi ruoli sociali
o forte somiglianza tra individui.
· solidarietà organica
o tipica delle società moderne
o forte divisione del lavoro
o interdipendenza tra ruoli diversi.
Riassunto dei punti principali:
· La società non è tenuta insieme solo da fattori razionali.
· Esistono elementi simbolici e culturali che rafforzano la coesione sociale:
o religione
o tradizioni
o simboli collettivi (come la bandiera).
· Questi elementi creano identità e appartenenza.
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La volta scorsa abbiamo cominciato a parlare dell'origine della sociologia come disciplina scientifica e abbiamo ricondotto, appunto, le origini a tre grandi cambiamenti che hanno una portata tale per cui vengono considerati delle rivoluzioni.
Abbiamo visto come queste rivoluzioni siano rivoluzioni che vanno a riguardare innanzitutto il modo di conoscere e quindi ciò che viene considerato una scienza.
Abbiamo visto che questa prima grande rivoluzione, la rivoluzione del pensiero scientifico, è la rivoluzione che porta a prevalere una conoscenza che si fonda sulla ragione. Fondarsi sulla ragione significa fondarsi su un metodo, che abbiamo detto significa percorrere una strada metodica, quindi percorrere una strada conoscitiva che ci porta a dei risultati.
Questa strada conoscitiva è una strada che avremo modo di riprendere, ma intanto anticipiamo: parte da alcuni riferimenti teorici, sviluppa delle ipotesi, va poi a verificare queste ipotesi nella realtà.
Quindi non rimane solo nel mondo del pensiero, come poteva accadere appunto per la filosofia o per le discipline più teoretiche, ma diventa una conoscenza empirica, quindi si confronta con la realtà.
A partire dal risultato di questo confronto, le nostre ipotesi di partenza possono essere confermate o disconfermate. Quindi le teorie da cui siamo partiti possono essere anch’esse confermate tali e quali, oppure possono essere smentite o confermate con nuovi ulteriori apporti.
Le altre grandi trasformazioni che hanno favorito la nascita di questa disciplina sono delle trasformazioni che, come vedevamo, attengono proprio a quei due capisaldi che abbiamo visto essere i capisaldi della sociologia, vale a dire l’interazione e la struttura.
Interazione perché abbiamo visto che c’è una rivoluzione nell’ambito della modalità con cui le nuove società producono ciò di cui hanno bisogno. C’è la rivoluzione industriale: vale a dire si produce non solo attraverso la campagna e il lavoro di uomini e animali, ma si produce attraverso il lavoro delle macchine che vengono appunto inventate.
Quindi le macchine forniscono un contributo che va a modificare l’apporto dell’uomo alla produzione e quindi anche i rapporti, le interazioni tra persone.
In primis, la grande interazione che viene a nascere è l’interazione tra coloro i quali possiedono le macchine e coloro i quali invece si limitano a utilizzare queste macchine, quindi a mettere a disposizione le braccia che prima davano all’agricoltura per il funzionamento di queste macchine.
Quindi nascono quelli che poi i primi autori che abbiamo visto chiamano classi sociali: la classe dei proletari e la classe dei borghesi. Chi ha solo le proprie braccia e quelle dei figli, la prole, da mettere a disposizione, e chi invece possiede i mezzi di produzione.
La terza grande, quindi il terzo grande cambiamento, è quello che invece attiene alla struttura sociale ed è legato al passaggio dalla monarchia alla repubblica, segnato dalla rivoluzione francese e da tutte le rivoluzioni che prenderanno vita in seguito a questa.
In questo caso ciò che viene messo in discussione sono gli ordinamenti, le istituzioni – vedremo meglio questo concetto – che regolano proprio il vivere associato. Questo vivere associato non è più regolato dal monarca e dalla sua discendenza, ma è un vivere associato che ha bisogno di darsi nuove regole, nuovi ordinamenti che vedano però come protagonista il popolo: una repubblica.
E quindi in questo senso scopriamo che c’è un contributo che viene chiesto al pensiero scientifico che si occupa di studiare la collettività.
Quindi vediamo subito società e cambiamento: i motivi per cui la società diventa oggetto di interesse, perché ci si accorge che la società cambia e, cambiando, ha bisogno di trovare nuovi criteri con cui potersi leggere, ma anche con cui potersi vivere, poter andare avanti.
Ecco quindi che a questa disciplina scientifica, cioè alle domande che questa disciplina scientifica – la nascente sociologia – si trova a dover affrontare, a cui le si chiede in qualche modo di dare una risposta, sono proprio quelle che vanno a riguardare il perché le persone stanno insieme e il come questo loro stare insieme si modifica nel tempo.
Allora abbiamo visto: come è possibile la società? In che modo un’entità così complessa si mantiene nel tempo e non soccombe alle tendenze provenienti dai singoli o dai gruppi più o meno associati?
E quindi l’ordine e il cambiamento: in quale rapporto stanno? Perché ci sono periodi in cui le regole che ci tengono insieme rimangono immutate e perché ci sono altri momenti in cui queste regole invece vengono modificate e c’è un cambiamento?
Inoltre altre domande fondamentali di questa disciplina sono: come mai gli individui, così diversi tra loro, possono stare insieme in maniera armonica? Piuttosto che – come la storia e l’evidenza ci mostrano – ci sono momenti in cui queste relazioni sono delle relazioni conflittuali.
Ecco, abbiamo visto che le risposte a queste domande sono delle risposte così di base, così importanti, e fanno riferimento a degli assunti, cioè a delle convinzioni di fondo tali per cui vengono chiamati paradigmi.
Quindi paradigmi. Abbiamo qui la definizione: assunti di base di natura teorica e metodologica sui quali una comunità di scienziati, in un determinato campo, sviluppa un consenso. Cioè è concorde, per cui questo insieme di assunti viene accettato, per così dire, all’unanimità, cioè da tutti gli scienziati in quel momento.
Quindi possiamo utilizzare la metafora dei paradigmi come delle grandi lenti che ci consentono di guardare la realtà che andiamo a chiamare appunto società.
L’altra volta ci siamo soffermati sul primo grande paradigma: il paradigma del conflitto, secondo il quale la società sta insieme, gli individui stanno insieme, perché c’è un rapporto di potere di alcuni rispetto ad altri. Questo rapporto di potere e di sovraordinazione di alcuni rispetto ad altri dura per un certo periodo, fino a quando coloro che sono in una posizione che hanno minor potere, che si trovano subordinati, accettano questa loro posizione.
Il capostipite di questo tipo di paradigma, abbiamo visto la volta scorsa, è Karl Marx, che ritiene che questo ordine di alcuni su altri – e quindi il potere di alcuni rispetto ad altri – sia legato alla dimensione economica del possesso dei mezzi di produzione.
Ecco allora che, dicevamo per Marx, la “legge”, ciò che guida una società, è la dimensione economica e in particolare la dimensione della produzione. Questa vede distribuire le persone, come dicevamo, in due grandi gruppi che lui chiama classi: i possessori dei mezzi di produzione, quindi del capitale e della ricchezza, e coloro che invece non possiedono altro se non le proprie braccia per lavorare, che sono appunto i lavoratori che vengono pagati.
Ecco quindi che c’è questa distinzione della società in due grandi classi che sono tra loro in un rapporto gerarchico, dove però questo rapporto gerarchico si accompagna anche a una situazione per cui chi detiene maggiore potere anche ne approfitta.
Ciò che la produzione consente di ottenere in misura eccedente, vale a dire il surplus di produzione economico, viene mantenuto dalla classe dei proprietari e non restituito in maniera uguale a coloro che lavorano.
Quindi queste due classi sono tra di loro sbilanciate e, di fatto, l’equilibrio tra le due viene mantenuto con il controllo della classe dei proprietari su quella dei lavoratori.
Questo disequilibrio si mantiene fino a quando i lavoratori non si rendono conto di questa loro subalternità, o più che non se ne rendono conto, la accettano perché non hanno possibilità di opporsi.
Quando però questa possibilità si manifesta e viene colta, ecco allora che abbiamo una rivoluzione e quindi può esserci un cambiamento, dice Marx.
Quindi abbiamo un’interazione conflittuale, non di integrazione tra queste due classi diverse, proprio perché la classe dei capitalisti ha tutto l’interesse a mantenere subordinata quella dei lavoratori e a trarre profitto, a mantenere questo surplus per proprio vantaggio.
L’altro elemento importante di questa visione di Marx è proprio quello della struttura sociale.
Allora la struttura sociale, così come l’abbiamo definita nella precedente lezione – quindi gerarchie e istituzioni – è determinata dal sistema di produzione, cioè dall’economia.
L’economia è la struttura portante della società. Da questa struttura portante derivano gli elementi ulteriori e accessori: la sovrastruttura.
La sovrastruttura, ossia ciò che sta sopra, ciò che si costruisce su una struttura economica, è rappresentata dalla cultura, dalla legge, dalla politica, dalle idee che circolano nella società.
L’altra volta abbiamo fatto proprio l’esempio: chi detiene le leve economiche è anche chi riesce ad accedere al potere politico, a pagarsi le campagne elettorali e quindi diventare non solo classe economica ma anche classe politica.
Di conseguenza è anche colui che ha il controllo degli strumenti di comunicazione e della cultura, ed è anche chi riesce a influenzare la produzione delle leggi, quindi a farsi fare le cosiddette leggi “ad personam”.
Vedete quindi che la produzione economica influenza la dimensione culturale, politica e normativa della società.
Sulla scia di questa prospettiva, quindi del paradigma che abbiamo chiamato del conflitto, si colloca anche la prospettiva di Weber.
Qui trovate, se avevate scaricato le diapositive, una piccola modifica. Nel senso che Weber, che è uno dei fondatori di questa disciplina, lo possiamo collocare nel paradigma con la chiave del conflitto, perché poi vedremo che anche lui individua la dimensione del conflitto all’interno della società. Però ce lo ricordiamo anche per un’altra grande lente, quindi un altro grande paradigma con cui egli guarda la società, vale a dire il paradigma dell’azione.
Allora, il paradigma dell’azione è, se il paradigma del conflitto lo mettiamo all’estremo opposto rispetto al paradigma dell’integrazione, al paradigma dell’armonia, al paradigma dell’ordine, il paradigma dell’azione lo mettiamo all’opposto di quello che poi vedremo essere il paradigma della struttura.
Che cosa vorrà mai dire paradigma dell’azione? Vuol dire che il nucleo portante della società, l’elemento fondativo della società, è l’azione sociale. L’azione sociale è fatta da individui.
Quindi paradigma dell’azione significa che il primato nei confronti della società ce l’hanno gli individui che agiscono socialmente.
Questa è una cosa importante e dobbiamo prima di tutto capirla bene. Il nostro vivere, quindi tutti coloro che si collocano nell’alveo di questo paradigma, sono coloro che vedono il primato del vivere associato, il primato della società, dato agli individui che agiscono socialmente.
Quindi, come trovate scritto qui, Weber ha attribuito al comportamento e all’azione individuali un ruolo fondamentale nella produzione dell’ordinamento sociale.
Per studiare la società, dice Weber, noi dobbiamo andare agli individui, alle loro azioni.
Parlare di individui e delle loro azioni significa che abbiamo a che fare con soggetti – Weber direbbe attori – che sono dotati di ragione e di emotività.
Quindi Weber dice che per studiare la società è fondamentale arrivare a queste dimensioni: ragione e cuore, che si sintetizzano nella parola motivazioni, che guidano il comportamento individuale.
La società si studia se riusciamo a comprendere le motivazioni che guidano il comportamento degli individui.
Noi riusciamo a spiegare la società quando riusciamo empiricamente a rilevare comportamenti di individui e a riconoscere le motivazioni che stanno dietro quei comportamenti.
Per esempio: perché avete scelto di iscrivervi al corso di laurea in educazione?
In questo caso si osservano tanti comportamenti individuali: l’iscrizione al corso di laurea. Questo è un dato che posso rilevare andando in segreteria e chiedendo l’elenco degli iscritti.
Scopro che, per esempio, sono 235. Sociologicamente posso dire se sono di più o di meno rispetto all’anno scorso, oppure rispetto a due anni fa, e quindi individuare delle tendenze.
Dal punto di vista sociologico vedo come il comportamento degli studenti neodiplomati si orienta tra i vari corsi di laurea e posso dire, per esempio, che le iscrizioni al corso di laurea in educazione si mantengono sostanzialmente stabili nel corso del tempo.
Weber direbbe: bene, hai fatto una descrizione. Ma per poter dire qualcosa di più rispetto a questo comportamento dobbiamo fare un passaggio ulteriore.
Qui entra in gioco la differenza tra conoscere e comprendere.
Conoscere significa rilevare i dati: sapere che ci sono 235 iscritti, da dove provengono, da quali province.
La comprensione invece è un passaggio ulteriore: capire quali sono le motivazioni, cioè i ragionamenti e le passioni che stanno dietro quei comportamenti.
Quando riusciamo a comprendere le motivazioni, possiamo dire di aver compreso un fenomeno sociale.
Ecco perché si parla di sociologia interpretativa: non ci fermiamo alla descrizione, ma cerchiamo di dare una spiegazione.
Per poter raggiungere questa comprensione dobbiamo sentire le persone, fare domande, capire le loro motivazioni.
Un’altra cosa importante: la sociologia si interessa dell’agire sociale.
Noi facciamo tante azioni, ma non tutte sono azioni sociali.
Per esempio: lavarsi i denti è un’azione individuale. Ma può diventare un’azione sociale quando ha implicazioni sugli altri.
Per esempio quando influisce sull’economia (comprare spazzolini e dentifricio), sulla salute pubblica o sul consumo dell’acqua.
Quando la nostra azione tiene conto degli altri o ha effetti sugli altri, diventa un’azione sociale.
Weber individua quattro tipi di azione sociale:
Un’altra parola importante è ideal tipo.
L’ideal tipo è uno strumento di ricerca. Quando il sociologo osserva tanti comportamenti individuali diversi, può trovare alcune caratteristiche comuni.
Queste caratteristiche comuni vengono astratte dalla realtà e organizzate in un modello ideale che serve per interpretare la realtà.
Non è un tipo perfetto o ideale nel senso dei sogni. È un modello mentale che deriva dall’osservazione della realtà.
Serve per semplificare e interpretare fenomeni sociali complessi.
Weber ha utilizzato questo metodo anche per studiare la diffusione del capitalismo.
Ha osservato che il capitalismo era più diffuso in alcuni paesi europei, come Gran Bretagna, Germania e Svizzera, e meno nei paesi mediterranei.
Ha notato anche che nei paesi dove il capitalismo era più diffuso era presente la religione protestante.
Da qui ha sviluppato l’interpretazione secondo cui l’etica protestante favoriva lo sviluppo del capitalismo, perché collegava il successo economico alla benevolenza divina.
Weber ha studiato anche il concetto di potere.
Il potere è la capacità di una persona di raggiungere i propri obiettivi anche quando incontra resistenze.
Una forma particolare di potere è l’autorità, cioè la capacità di ottenere obbedienza dagli altri.
L’autorità può essere legittima quando le persone obbediscono volontariamente perché riconoscono quella autorità come valida.
Weber distingue tre tipi di autorità legittima:
Infine Weber riprende il concetto di classe sociale, ma lo amplia rispetto a Marx.
Per Marx le classi sociali dipendono dal possesso dei mezzi di produzione.
Weber invece sostiene che i gruppi sociali possono differire anche per altre dimensioni oltre a quella economica, come:
Questi gruppi vengono chiamati ceti.
Tra questi gruppi possono nascere conflitti perché ciascun gruppo cerca di mantenere i propri privilegi e le proprie risorse.
Questo porta alla stratificazione sociale, cioè alla divisione della società in strati diversi, con livelli diversi di ricchezza, potere e prestigio.
L’appartenenza etnica è un chiaro esempio di chiusura dei gruppi. I bianchi che non si vogliono aprire ai neri. Ma, se volete, non serve andare così lontano: esistono anche gruppi etnici più piccoli, come i ganesi che non vogliono stare con i serbi, oppure i serbi e i croati.
Abbiamo anche visto, ad esempio, la festa della donna: gruppi diversi, il gruppo maschile e quello femminile. Spesso troviamo situazioni in cui il top management è composto solo da uomini e non da donne.
E così via. I borghesi rispetto alla classe, al gruppo che poi diventa il ceto degli operai.
Quindi la società si struttura in gruppi diversi che non sono soltanto diversi dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista culturale, religioso, etnico e sociale.
Questi gruppi cercano spesso di mantenere una certa chiusura, perché vogliono preservare le proprie risorse, i propri privilegi e la propria posizione sociale.
Questo significa che la società è attraversata da tensioni e conflitti che nascono proprio dalla presenza di gruppi diversi che competono tra loro per le risorse disponibili.
In questo senso possiamo parlare di stratificazione sociale, cioè di una struttura della società divisa in strati diversi.
Alcuni gruppi si collocano più in alto nella scala sociale perché possiedono più ricchezza, più potere o più prestigio. Altri invece si collocano più in basso perché hanno meno risorse economiche, meno istruzione o meno opportunità.
Questa stratificazione non riguarda soltanto il reddito, ma anche l’accesso all’istruzione, alla cultura, alle opportunità di lavoro e alla partecipazione alla vita politica.
Proprio per questo motivo la sociologia studia non soltanto la struttura della società, ma anche i processi di mobilità sociale, cioè la possibilità per gli individui di spostarsi da uno strato sociale a un altro.
In alcune società la mobilità sociale è più elevata: significa che le persone hanno più possibilità di migliorare la propria posizione sociale attraverso lo studio, il lavoro o altre opportunità.
In altre società, invece, la mobilità sociale è più limitata e le posizioni sociali tendono a rimanere più stabili nel tempo.
La sociologia si occupa quindi di analizzare questi fenomeni per capire come funzionano le società, come si organizzano i gruppi sociali e quali sono i fattori che determinano le disuguaglianze.
Studiare la società significa quindi osservare i comportamenti degli individui, analizzare le strutture sociali e comprendere le relazioni che si instaurano tra i diversi gruppi.
Solo attraverso questo tipo di analisi è possibile capire i cambiamenti sociali e interpretare le trasformazioni che avvengono nelle società nel corso del tempo.
I borghesi rispetto alla classe, al gruppo che poi diventa appunto un ceto degli operai.
Quindi vedete come la società possa essere letta anche attraverso queste diverse appartenenze. Non soltanto attraverso il possesso o meno dei mezzi di produzione, come ci diceva Marx, ma anche attraverso altre dimensioni che permettono di distinguere gruppi diversi all’interno della società.
Questi gruppi, come abbiamo detto, cercano spesso di mantenere una certa chiusura. Perché? Perché vogliono conservare le proprie risorse, i propri privilegi e la propria posizione.
Questo significa che all’interno della società si creano delle dinamiche di inclusione ed esclusione: alcuni gruppi cercano di mantenere l’accesso alle opportunità solo per i propri membri e di limitare l’accesso ad altri gruppi.
Pensiamo, per esempio, alle professioni che richiedono titoli di studio molto specifici, oppure a quei contesti sociali in cui l’accesso a determinate posizioni è facilitato dall’appartenenza a determinate reti sociali o familiari.
In questo modo la società si organizza in una struttura stratificata, cioè composta da diversi livelli o strati.
Questa stratificazione sociale è uno dei principali oggetti di studio della sociologia, perché permette di comprendere come si distribuiscono le risorse, il potere e il prestigio all’interno della società.
Quando parliamo di stratificazione sociale parliamo quindi di disuguaglianze: disuguaglianze economiche, disuguaglianze di potere, disuguaglianze di prestigio sociale.
La sociologia cerca di capire come nascono queste disuguaglianze, come si mantengono nel tempo e in quali condizioni possono essere ridotte o trasformate.
Un altro aspetto importante riguarda la mobilità sociale. La mobilità sociale indica la possibilità che hanno gli individui di cambiare posizione all’interno della struttura sociale.
Per esempio una persona può nascere in una famiglia con poche risorse economiche ma, attraverso lo studio e il lavoro, può migliorare la propria posizione sociale.
Oppure può accadere il contrario: una persona può nascere in una famiglia con molte risorse ma, per diverse ragioni, può perdere parte della propria posizione sociale.
La sociologia studia quindi anche i fattori che favoriscono o ostacolano la mobilità sociale: il sistema educativo, il mercato del lavoro, le politiche pubbliche, le reti sociali e familiari.
Attraverso l’analisi di questi elementi possiamo comprendere meglio come funziona la società e quali sono i meccanismi che producono disuguaglianze o opportunità.
In conclusione, la sociologia nasce proprio dall’esigenza di comprendere le trasformazioni profonde che hanno attraversato le società moderne: le rivoluzioni scientifiche, economiche e politiche che hanno cambiato il modo in cui gli individui vivono insieme.
Per questo motivo la sociologia si propone di studiare la società in modo scientifico, osservando i comportamenti degli individui, analizzando le strutture sociali e interpretando i significati che le persone attribuiscono alle loro azioni.
Solo attraverso questo tipo di analisi è possibile comprendere i fenomeni sociali e interpretare i cambiamenti che caratterizzano le società contemporanee.
I borghesi rispetto alla classe, al gruppo che poi diventa appunto un ceto degli operai.
Quindi vedete che nella società esistono diversi gruppi sociali che possono entrare in relazione tra loro, ma anche entrare in conflitto tra loro. Questo perché ogni gruppo cerca di difendere i propri interessi, le proprie risorse e la propria posizione all’interno della società.
Per questo motivo la sociologia studia anche i processi attraverso i quali si formano queste differenze e queste disuguaglianze.
Quando parliamo di stratificazione sociale intendiamo proprio questa divisione della società in strati diversi. Alcuni gruppi occupano posizioni più elevate perché possiedono maggiori risorse economiche, maggiore prestigio sociale oppure maggiore potere politico.
Altri gruppi, invece, si collocano in posizioni più basse perché hanno minori opportunità, minori risorse economiche o minore accesso all’istruzione e alle opportunità sociali.
La sociologia cerca quindi di comprendere non soltanto come si formano questi strati sociali, ma anche come si mantengono nel tempo.
Un elemento importante che viene studiato è quello della mobilità sociale. Con questa espressione si indica la possibilità che gli individui hanno di cambiare posizione all’interno della struttura sociale.
Per esempio una persona può nascere in una famiglia con poche risorse economiche ma, grazie all’istruzione e al lavoro, può migliorare la propria posizione sociale. In questo caso parliamo di mobilità sociale ascendente.
Al contrario può accadere che una persona perda la propria posizione sociale a causa di difficoltà economiche, perdita del lavoro o altri fattori. In questo caso parliamo di mobilità sociale discendente.
Studiare la mobilità sociale significa quindi capire quali sono i fattori che permettono o che ostacolano il miglioramento della posizione sociale degli individui.
Tra questi fattori troviamo, ad esempio, il livello di istruzione, il tipo di occupazione, il contesto familiare, le opportunità offerte dal mercato del lavoro e le politiche sociali.
La sociologia analizza tutti questi elementi per comprendere come funzionano le società e come cambiano nel tempo.
In questo senso possiamo dire che la sociologia è una disciplina che studia il rapporto tra individui e società: da un lato osserva le azioni e i comportamenti delle persone, dall’altro analizza le strutture sociali che influenzano queste azioni.
Solo mettendo insieme questi due livelli di analisi – quello dell’azione individuale e quello della struttura sociale – possiamo comprendere pienamente i fenomeni sociali.
Ed è proprio questo il compito della sociologia: cercare di interpretare e spiegare i cambiamenti della società, analizzando le relazioni tra individui, gruppi sociali e istituzioni.
I borghesi rispetto alla classe, al gruppo che poi diventa appunto un ceto degli operai.
Quindi vedete che la società è composta da gruppi diversi che si distinguono tra loro non soltanto per la ricchezza economica, ma anche per altri fattori come l’istruzione, il prestigio sociale, l’appartenenza culturale o religiosa.
Questi gruppi non sono isolati tra loro: entrano in relazione, collaborano, ma a volte entrano anche in conflitto. Questo accade perché ogni gruppo cerca di difendere i propri interessi e di mantenere la propria posizione all’interno della società.
Per questo motivo la sociologia studia anche le dinamiche di potere e le disuguaglianze sociali.
Quando parliamo di stratificazione sociale intendiamo proprio questa divisione della società in diversi livelli o strati. Alcuni gruppi occupano posizioni più elevate perché possiedono maggiori risorse economiche, maggiore prestigio o maggiore potere politico.
Altri gruppi invece si trovano in posizioni più basse perché hanno meno accesso alle risorse, all’istruzione o alle opportunità di lavoro.
La sociologia cerca quindi di capire come nascono queste differenze e in che modo vengono mantenute nel tempo.
Un altro aspetto importante è quello della mobilità sociale. La mobilità sociale indica la possibilità che gli individui hanno di spostarsi da uno strato sociale a un altro.
Per esempio una persona può nascere in una famiglia con poche risorse economiche ma, attraverso lo studio e il lavoro, può migliorare la propria posizione sociale. In questo caso parliamo di mobilità sociale ascendente.
Può accadere anche il contrario: una persona può perdere parte della propria posizione sociale a causa di difficoltà economiche o cambiamenti nel mercato del lavoro. In questo caso parliamo di mobilità sociale discendente.
Studiare la mobilità sociale significa quindi analizzare quali fattori permettono agli individui di migliorare la propria posizione oppure, al contrario, quali fattori rendono più difficile questo cambiamento.
Tra questi fattori troviamo, ad esempio, il livello di istruzione, il contesto familiare, le opportunità offerte dal mercato del lavoro e le politiche sociali.
La sociologia studia tutti questi elementi per comprendere meglio come funzionano le società e come si trasformano nel tempo.
Possiamo quindi dire che la sociologia è una disciplina che cerca di interpretare la realtà sociale attraverso l’osservazione dei comportamenti degli individui e l’analisi delle strutture sociali.
Da un lato osserva le azioni delle persone, le loro motivazioni e le relazioni che instaurano con gli altri. Dall’altro lato analizza le istituzioni, le norme e le strutture che organizzano la vita collettiva.
Solo mettendo insieme questi due livelli di analisi – quello individuale e quello strutturale – è possibile comprendere davvero i fenomeni sociali.
Ed è proprio questo l’obiettivo della sociologia: capire come gli individui vivono insieme, come si organizzano le società e quali sono i processi che producono cambiamenti sociali.
I borghesi rispetto alla classe, al gruppo che poi diventa appunto un ceto degli operai.
Quindi vedete come nella società possano esistere diversi gruppi che si distinguono tra loro non soltanto per la ricchezza economica, ma anche per altri elementi che riguardano lo stile di vita, il livello di istruzione, le abitudini culturali e le appartenenze religiose o etniche.
Questi gruppi, proprio perché condividono alcune caratteristiche comuni, tendono a riconoscersi tra loro e a differenziarsi dagli altri gruppi.
Molto spesso cercano anche di mantenere una certa chiusura nei confronti dell’esterno, perché questa chiusura consente loro di conservare le proprie risorse, i propri privilegi e la propria posizione sociale.
Quando un gruppo cerca di limitare l’accesso ad altri gruppi alle proprie risorse o alle proprie opportunità, possiamo parlare di processi di esclusione sociale.
Questo significa che non tutti gli individui hanno le stesse possibilità di accedere alle stesse opportunità.
Alcune persone possono avere più facilità ad accedere a determinati percorsi di istruzione, a determinati lavori o a determinate posizioni sociali, mentre altre incontrano maggiori difficoltà.
Proprio per questo motivo la sociologia studia le disuguaglianze sociali.
Le disuguaglianze possono riguardare diversi aspetti della vita sociale: il reddito, il lavoro, l’istruzione, il prestigio sociale, il potere politico.
La presenza di queste disuguaglianze contribuisce a creare quella che chiamiamo stratificazione sociale, cioè la divisione della società in diversi livelli o strati.
Alcuni individui e gruppi occupano posizioni più elevate nella struttura sociale, mentre altri occupano posizioni più basse.
Queste differenze possono dipendere da fattori economici, ma anche da fattori culturali, educativi o politici.
Un altro tema molto importante nello studio della stratificazione sociale è quello della mobilità sociale.
Con questa espressione si indica la possibilità che hanno gli individui di cambiare posizione all’interno della struttura sociale.
Per esempio una persona può nascere in una famiglia con poche risorse economiche ma, grazie allo studio o al lavoro, può migliorare la propria posizione sociale.
In questo caso parliamo di mobilità sociale ascendente.
Al contrario può accadere che una persona perda la propria posizione sociale a causa di crisi economiche, perdita del lavoro o altri fattori.
In questo caso parliamo di mobilità sociale discendente.
La sociologia cerca di capire quali sono i fattori che favoriscono oppure ostacolano la mobilità sociale.
Tra questi fattori troviamo il livello di istruzione, le opportunità offerte dal mercato del lavoro, le politiche sociali e le condizioni familiari.
Studiare questi elementi permette ai sociologi di comprendere meglio il funzionamento delle società e i processi attraverso i quali si producono le disuguaglianze.
In questo senso la sociologia non si limita a descrivere la realtà sociale, ma cerca anche di interpretarla e di spiegare i cambiamenti che avvengono nel tempo.
La presenza di gruppi diversi all’interno della società fa sì che esistano anche interessi diversi e, a volte, interessi contrapposti.
Per questo motivo la sociologia si interessa anche dei conflitti sociali, cioè delle situazioni in cui gruppi diversi entrano in competizione tra loro per ottenere risorse, potere o riconoscimento.
Questi conflitti possono manifestarsi in forme diverse: conflitti economici, conflitti politici, conflitti culturali oppure conflitti legati all’identità e all’appartenenza a determinati gruppi sociali.
Allo stesso tempo, però, la società non è fatta soltanto di conflitti. Esistono anche meccanismi di integrazione che permettono agli individui e ai gruppi di convivere e di collaborare.
Le istituzioni sociali, come la famiglia, la scuola, il sistema politico e il sistema economico, svolgono proprio questa funzione: organizzare la vita collettiva e rendere possibile la convivenza tra individui e gruppi diversi.
In questo senso possiamo dire che la società è il risultato di un equilibrio dinamico tra ordine e cambiamento.
Da un lato esistono norme, regole e istituzioni che contribuiscono a mantenere l’ordine sociale. Dall’altro lato esistono processi di trasformazione che modificano nel tempo le strutture sociali e le relazioni tra gli individui.
La sociologia studia proprio questo equilibrio tra stabilità e cambiamento.
Per farlo utilizza diversi strumenti di analisi: l’osservazione dei comportamenti sociali, la raccolta di dati empirici, l’interpretazione delle motivazioni degli individui e l’analisi delle strutture sociali.
Attraverso questi strumenti è possibile comprendere meglio i fenomeni sociali e individuare le tendenze che caratterizzano le società contemporanee.
Per esempio possiamo osservare come cambiano nel tempo le forme della famiglia, come si trasformano i mercati del lavoro, oppure come evolvono i sistemi educativi.
Tutti questi cambiamenti influenzano il modo in cui gli individui vivono, lavorano e costruiscono le proprie relazioni sociali.
La sociologia cerca quindi di mettere in relazione i comportamenti individuali con i processi sociali più ampi.
Questo significa che, per comprendere un fenomeno sociale, non basta osservare il comportamento dei singoli individui, ma è necessario considerare anche il contesto sociale in cui questi comportamenti si sviluppano.
In altre parole, la sociologia cerca di collegare la dimensione individuale con la dimensione collettiva.
Proprio per questo motivo possiamo dire che la sociologia è una disciplina che studia il rapporto tra individuo e società.
Un concetto centrale della sociologia è quello di cultura. La cultura comprende l’insieme dei valori, delle norme, delle credenze, dei linguaggi e delle pratiche condivise da un gruppo sociale.
La cultura guida i comportamenti degli individui, stabilisce ciò che è considerato accettabile o inaccettabile e contribuisce a creare un senso di identità collettiva.
All’interno di una società possono coesistere culture diverse, che possono integrarsi tra loro oppure entrare in conflitto. La diversità culturale è quindi un elemento costitutivo della vita sociale.
Oltre alla cultura, un altro elemento fondamentale è la stratificazione sociale, cioè la divisione della società in gruppi gerarchicamente ordinati in base a risorse, potere o prestigio.
Questa stratificazione influenza le opportunità di vita degli individui, determinando differenze nell’accesso all’istruzione, al lavoro, alla salute e alla partecipazione politica.
La sociologia studia anche come questi meccanismi di disuguaglianza si perpetuano nel tempo e come possono essere modificati attraverso politiche sociali o movimenti collettivi.
Infine, la sociologia si occupa di cambiamento sociale, ossia dei processi attraverso cui le strutture e le relazioni sociali si trasformano.
Il cambiamento può essere lento o rapido, graduale o rivoluzionario, e può avere cause economiche, politiche, tecnologiche o culturali.
Comprendere il cambiamento sociale permette di analizzare le tendenze della società contemporanea e di prevedere possibili scenari futuri.
Cambiamento sociale e modernità
Il cambiamento sociale può derivare da innovazioni tecnologiche, mutamenti economici, movimenti politici o trasformazioni culturali. Esso modifica le istituzioni, le relazioni tra gruppi e il comportamento degli individui.
La modernità è un concetto chiave per comprendere le società contemporanee. Indica un insieme di caratteristiche sociali e culturali, come:
La modernità comporta anche sfide: individualismo, alienazione, disuguaglianze e tensioni culturali sono fenomeni frequenti nelle società moderne.
Sociologia contemporanea
La sociologia contemporanea si concentra su tematiche globali, tra cui:
Gli studiosi contemporanei cercano di comprendere come le strutture sociali evolvono e come le persone reagiscono a questi cambiamenti.
Conclusione
La sociologia offre strumenti per capire le dinamiche della vita sociale, le relazioni tra individui e gruppi, e le forze che guidano il cambiamento. Studiare la società significa:
In sintesi, la sociologia ci aiuta a vedere oltre la vita quotidiana, a capire perché le persone agiscono in determinati modi e come la società si trasforma nel tempo.
Allora adesso abbiamo visto quindi il paradigma del conflitto e il paradigma dell’azione. Adesso ritorniamo, l’avevamo solo accennato la volta scorsa, a quello che è invece un altro modo di guardare la società che la guarda non a partire dal conflitto, ma a partire dall’ordine, quindi dall’armonia.
Quindi vedete che quello che intendevo dire prima anche rispetto all’ideal tipo weberiano, cioè si sottolineano alcuni aspetti mettendo in secondo piano altri che però siamo consapevoli che ci sono, quindi il paradigma dell’ordine, il paradigma dell’armonia, enfatizza questa dimensione pur consapevole che vi può essere anche quella del conflitto. Però la regola prevalente è quella che vede la società come qualcosa di armonico, di ordinato.
Quindi abbiamo detto che per esprimere questa visione possiamo attingere alla metafora dell’organismo, in cui abbiamo un insieme di parti diverse tra loro, ma questa diversità non è fonte di conflittualità, ma è fonte di integrazione, cioè ci si mette insieme, non ci si mette in competizione. E quanto più diversi, ma quanto più il nostro metterci insieme, integrarci, ci consente di raggiungere cose che da soli non avremmo potuto fare.
La società è una società che ha bisogno di molte cose per poter sopravvivere e quindi queste molte cose è bene che vengano svolte da coloro che sono in grado di svolgerle al meglio, quindi che hanno le competenze per svolgerle al meglio. Ecco quindi che si parla di divisione del lavoro, intendendo con questa espressione la divisione del lavoro che serve alla società per mantenersi, per essere autonoma, autosufficiente.
Quindi abbiamo il lavoro sociale e questo lavoro sociale è quello appunto di chi è qui a insegnare, a trasmettere, a fornire delle conoscenze, piuttosto che quello di coloro che prima di arrivare davanti al vostro pc a casa vi hanno aiutato a arrivare a casa con i mezzi di trasporto, piuttosto che di coloro che ci consentono di curarci quando siamo ammalati.
Ecco, è divisione del lavoro. E questa divisione del lavoro è qualcosa che nasce proprio dai bisogni che la società ha per poter mantenersi nel tempo. Quindi l’ordine sociale, questa armonia nasce spontaneamente dall’interno della società, proprio per quelle necessità che deve soddisfare.
E infatti l’altra volta, al termine della lezione, una vostra collega è venuta a chiedermi se si può parlare appunto di interdipendenza. Eh sì, interdipendenza tra le varie parti di una società, o meglio, tra le varie funzioni di una società.
Ma a questo paradigma dell’ordine associamo anche il cosiddetto paradigma della struttura. Prima abbiamo parlato di paradigma dell’azione e che era quello che ci riportava all’interazione tra individui. Adesso troviamo l’altro elemento cruciale: la struttura.
Mentre prima il nostro Weber ci diceva: guarda che se vuoi capire qualche cosa della società devi riuscire a comprendere le motivazioni dell’individuo, adesso questi scienziati sociali, in primis Durkheim, ci dicono: guarda che i comportamenti degli individui tu li puoi spiegare a partire da quella che è la struttura sociale nella quale si collocano.
Perché l’esistenza dell’individuo avviene, si svolge all’interno di una struttura sociale. Vi ricordate che vi dicevo le prime lezioni? Noi siamo qui oggi a fare lezione il 9 di marzo del 2026. Diverso sarebbe stato se fossimo stati a fare lezione nel marzo 1986, no? Non c’era nemmeno questo corso di laurea. Sociologia l’avremmo studiata all’interno di un altro percorso, ok?
Ecco, quindi la struttura influenza il percorso degli individui. E proprio perché le strutture sociali che tendono all’ordine si mantengono tendenzialmente nel tempo, allora ecco che il percorso degli individui all’interno della struttura sociale segue dei passaggi che sono sostanzialmente non temestabili, quindi il percorso delle persone è largamente prevedibile.
Se vi pensate, si nasce poi si entra nella società. Il primo battesimo sociale e istituzionale è quello con la scuola. Quella che un tempo era la scuola dell’infanzia, poi c’è la scuola materna, poi ci sono le scuole elementari, poi le scuole medie e quindi l’obbligo scolastico. Percorso largamente prevedibile.
Devi prima andare a scuola fino a 16 anni, dopodiché puoi andare nel mondo del lavoro oppure socialmente siamo arrivati a dire che è bene di proseguire negli studi e quindi in gran parte adesso le persone continuano a studiare anche con la scuola superiore, poi andando all’università. Percorso largamente prevedibile.
Ma abbiamo già visto che questo è prevedibile. Se fossimo stati nel 1950 a 14 anni, in prevalenza avremmo finito il nostro percorso di studi. Oggi nel 2026 invece proseguiamo. E se tu non fai questi passaggi, se non fai la scuola dell’obbligo e oggi se non arrivi alla laurea, insomma, il tuo percorso non è proprio così allineato e, attenti bene, alcune opportunità vengono meno.
Quindi l’individuo è in qualche modo vincolato a compiere delle scelte. Però la sua libertà c’è. Noi siamo liberi, possiamo scegliere, ma all’interno di alcuni percorsi che ci vengono proposti dalla struttura sociale.
Ecco che quindi le spiegazioni, qui vedete che usiamo il termine spiegazione e non il termine comprensione che ci aveva sottolineato Weber, e quindi questo anche può aiutare la domanda che aveva fatto Erika.
Noi quando, tra virgolette, rimaniamo alla struttura, a descrivere ciò che rimane all’esterno dell’individuo, parliamo di spiegazione. Quando andiamo invece a rilevare le sue motivazioni, allora ecco che arriviamo alla comprensione dei fenomeni.
E come vi dicevo, l’esponente principale del paradigma della struttura è Emile Durkheim. Anch’egli uno dei padri fondatori della sociologia al quale dobbiamo riconoscere l’espressione, il concetto di fatto sociale.
Fatto sociale. Il fatto sociale lo possiamo mettere vicino a questo…
Si introduce l’espressione di fatto sociale, proprio per indicare quegli elementi della struttura che costituiscono delle regole del nostro vivere associato. Tali per cui noi le percepiamo come se fossero qualche cosa di oggettivo, qualche cosa dotato di esteriorità, qualche cosa che esiste indipendentemente dalla nostra capacità di controllo.
Esempio appunto: è un fatto che oggi tutti vanno all’università. Questa è una frase che noi diciamo nel nostro linguaggio comune e che ci sta ad indicare proprio questo concetto del nostro Durkheim. Il fatto che oggi, nel 2026, la regola non scritta, ma comunque vincolante socialmente, è quella di andare all’università, perché chi accede all’università ha maggior riconoscimento sociale, maggiori possibilità di accedere al mercato del lavoro e tutta una serie di vantaggi.
Ok? Ma attenti bene. Già l’altra volta a lezione il nostro Francesco aveva detto: “Ma insomma non è mica del tutto vero, perché basta andare a chiamare l’idraulico per scoprire quanto guadagna”.
Adesso lo diciamo in maniera così scherzosa. Ecco. E infatti è così. Cioè il fatto che si vada all’università e che si senta una sorta di pressione a dover andare all’università per essere socialmente riconosciuti come adeguati è proprio qualche cosa che abbiamo costruito come individui.
Quindi è frutto di quella che Weber chiama l’azione sociale. Però Durkheim ci dice: ci sono delle azioni sociali che vengono messe in campo da singoli individui, ma poi con il loro ripetersi diventano come se fossero qualche cosa di oggettivo, come se fossero delle regole che si impongono per abitudine, per convenzione sociale, e che quindi fanno pressione sul nostro comportamento.
È come se fossero però delle realtà a sé stanti, no? Delle regole a sé stanti. Quasi come se fossero delle entità superiori. Ok? Vi ho reso l’idea?
Fino agli anni settanta ci si doveva sposare in chiesa. Ok? Era una regola. Ma cosa era questa regola? Avremo modo di vederlo. Era comunque frutto di una serie di precetti religiosi, di convinzioni religiose, ma anche di convenzioni sociali, quindi qualche cosa di costruito dagli individui, ma che socialmente aveva ricevuto una tale importanza da condizionare il comportamento degli individui al punto tale che era stato anche codificato.
“La famiglia è fondata sul matrimonio”.
Quanto abbiamo dovuto lavorare socialmente per far sì che fosse riconosciuta anche la convivenza civile senza il matrimonio, ok?
Ed in entrambi i casi però abbiamo delle azioni individuali che, con il ripetersi, con la regolarità, col fatto di essere tramandate come ciò che è socialmente appropriato, che ci fa quindi sentire bene nei confronti delle altre persone, ci fa sentire “a posto”, questo è un fatto sociale, secondo Durkheim.
E questi fatti sociali sono ciò che costituisce la struttura sociale. Ok?
Delle norme che abbiamo visto l’altra volta, no? Sono delle regole non sempre scritte in un codice. Ok?
Capiamo che cos’è questa struttura sociale e che cosa intendiamo per fatto sociale?
“Sì? Sì, prof.”
Ok, perché anche questo è una cosa importante. Sicuramente si traduce anche in una domanda dell’esame, no? Che cosa intendiamo per fatto sociale? Cosa intende Durkheim per fatto sociale? Che cosa intendiamo per struttura?
Però mi preme che voi capiate la differenza.
“Io, professoressa, mi scusi, chiedo se può ripetere il fatto sociale, che non ho ben chiaro.”
Il fatto sociale è un concetto introdotto da Durkheim. Quindi è una sua espressione tipica che vuole indicare quegli elementi della società che influenzano il comportamento dei singoli individui.
Elementi della società che si caratterizzano in termini come regole, come appunto regole e regolarità della vita sociale che si tramandano e che influenzano il nostro comportamento.
È diventata una regola della società quella di andare all’università. Ok? Per cui voi, quando avete finito le superiori, vi siete sicuramente trovati a dire: “Insomma, oggigiorno non si può fare a meno di andare all’università”.
Sì o no che vi è venuto questo pensiero?
Quindi: vediamo se trovo qualche cosa per andare all’università. Di sicuro, se ho anche un titolo di studio, il titolo di dottore, il mio curriculum viene più apprezzato. Però, insomma, io non sono proprio uno che avrebbe tutta questa passione per continuare gli studi… ma ok.
Allora, vi rendete conto che questo è qualche cosa di astratto? È un’idea. Tra l’altro non è scritto in nessun codice, nessuna legge che tutti devono diventare dottori.
Nella legge c’è scritto che c’è l’obbligo scolastico fino ai 16 anni. Però il fatto di cercare di proseguire oltre i 16 anni e di arrivare alla laurea è qualcosa che socialmente è diventato molto importante. Così importante che ci sentiamo vincolati, ok?
E che magari i vostri genitori vi hanno saldamente invitato ad andare all’università. Ok?
È più chiaro?
“Sì, grazie.”
Così come l’esempio che vi facevo, no? Della convivenza. Adesso è diventato un fatto sociale che si va a convivere. È la regola quella, più che quella di andare a sposarsi sia in comune e ancor meno in chiesa.
E questo è un esempio calzante perché è proprio del percorso. Questa regola del convivere senza sposarsi, negli anni 80-90 i genitori erano mezzi disperati se i figli non si sposavano in chiesa.
Adesso sono gli stessi genitori che dicono: “Beh, piuttosto che si facciano i matrimoni per niente, è meglio che convivano, che provino”.
Adesso è diventata la regola quella.
E questa regola non scritta è diventata addirittura una regola scritta. La civile convivenza la troviamo nel codice.
Quindi sono regole della nostra vita sociale che possono farci pressione, ci influenzano, e noi ci comportiamo in questo modo.
Ma quello che ci dice Durkheim è: le abbiamo prodotte noi. Sono frutto dell’agire degli individui, ma dopo acquisiscono quasi una loro autonomia, per cui ce ne dimentichiamo.
Diventano quasi delle entità astratte, esterne.
E queste vengono tramandate attraverso il processo di socializzazione.
Qui lo mettiamo semplicemente, lo vedremo. Ma il processo di socializzazione sta a indicare quel processo attraverso il quale una società tramanda ai suoi nuovi venuti queste regole che lei si è data. La regola di andare a scuola.
Quindi, ok, chiaro questo passaggio. Però vedete: è diverso rispetto al nostro Weber, perché Weber ci parla dell’agire individuale, mette quello in primo piano, mentre invece Durkheim dice: guarda che l’agire dell’individuo è fortemente condizionato da queste regole sociali. E sono come qualche cosa che si impone su di lui.
La seconda domandina è quindi: questa struttura è ciò che tiene insieme il nostro agire individuale, l’agire degli individui.
Oltre a questo però il nostro Durkheim, come vi dicevo l’altra volta e adesso parlando dell’organismo, ritiene che parti fondamentali di questa struttura sociale ne siano anche i ruoli che le persone hanno all’interno della società. Vale a dire la divisione sociale del lavoro.
Cioè: che cosa tiene insieme la società, la sua struttura? Come si caratterizza? Si caratterizza per delle regole, come diciamo adesso, che stabiliscono anche la divisione sociale del lavoro.
Abbiamo una divisione sociale del lavoro che può essere più o meno articolata. Quindi Durkheim introduce il concetto di solidarietà sociale, per indicare proprio la struttura delle relazioni sociali, che può essere:
La struttura di tipo meccanico è quella delle società primitive, in cui avevamo sostanzialmente delle società agricole, quindi con pochi ruoli. La famiglia era anche l’unità di produzione.
Mentre invece la società moderna è una società in cui abbiamo una divisione del lavoro più articolata.
La famiglia, ad esempio, non è più l’unità di produzione, ma è solo la famiglia degli affetti, la famiglia che deve generare i nuovi venuti, la prole. Ma la produzione la fa qualcun altro: la fanno le fabbriche e via via sempre di più le industrie.
Divisione del lavoro.
E nella società moderna, se nella società meccanica la famiglia si occupava non solo di generare le nuove generazioni, non solo di dare loro da mangiare — per cui la famiglia anche produceva, era quella che produceva e garantiva il sostentamento — ma era anche quella che garantiva l’educazione e la socializzazione, nella società moderna invece la famiglia è quella che si occupa di mettere al mondo le nuove generazioni.
La scuola è quella che si occupa dell’educazione.
E poi ci sono le fabbriche che si occupano di produrre.
Divisione del lavoro.
E poi abbiamo qualcuno che si occupa anche di garantire la salute delle persone. Mentre prima era tutto in capo alla famiglia e la madre era anche l’infermiera della situazione, invece con la società moderna la famiglia non si occupa più di quell’aspetto, ma quella parte lì è stata attribuita, riconosciuta a chi ha certe competenze.
E questo processo di divisione del lavoro sempre più articolato, sempre più raffinato dall’Ottocento via via fino ad oggi si è reso sempre più complesso, più articolato.
Cosa si intende quindi per divisione del lavoro?
Abbiamo una solidarietà meccanica e una solidarietà organica.
La solidarietà organica è quella in cui troviamo ruoli distinti, ruoli diversi per assolvere funzioni diverse.
C’è il ruolo dell’insegnante, c’è il ruolo del genitore — quindi il ruolo del padre, il ruolo della madre — e poi ci sono le miriadi di ruoli che abbiamo nella produzione: chi produce la frutta, chi produce oggetti metalmeccanici, chi produce altro tipo di beni.
E tra queste persone ci sono dei rapporti di interdipendenza.
Quindi questi rapporti sono ciò che tiene unita la società. Per cui i genitori hanno bisogno degli insegnanti perché sono coloro che trasmettono l’educazione.
E tanto più ci sarà integrazione, quanto più questi ruoli diversi, riconoscendo la reciproca necessità, faranno ciascuno ciò che gli compete e lo faranno al meglio.
Sappiamo bene quanto più c’è un buon rapporto tra insegnanti e genitori, quanto meglio si sviluppa l’educazione e l’istruzione dei ragazzi.
Quindi i rapporti di interdipendenza fra le persone all’interno di una solidarietà che riproduce sempre di più quella dell’organismo: parti diverse con funzioni diverse.
E rimane comunque, anche nella prospettiva di Durkheim, l’importanza attribuita all’individuo.
Ma un’altra dimensione che Durkheim sottolinea come elemento che garantisce il collante sociale è la dimensione del sacro.
Allora, che cosa abbiamo detto l’altra volta?
E in parte abbiamo ripreso anche all’inizio della nostra lezione. All’inizio della nostra lezione abbiamo parlato di rivoluzione della ragione. Nasce la scienza e quindi la conoscenza fondata sul potere della ragione.
Ora questo potere della ragione però non scarta del tutto anche la dimensione che va oltre la ragione.
Questa dimensione che va oltre la ragione è quella che Durkheim indica con il termine di sacro.
Nel nostro stare insieme collettivo si sta insieme perché c’è un rapporto di interdipendenza. Quindi razionalmente io ho bisogno di qualcuno che istruisca i miei figli, io genitore.
Razionalmente io che svolgo un lavoro intellettuale ho bisogno di qualcuno che svolga un lavoro di produzione di alimenti, altrimenti morirei di fame perché non so cucinare, non so coltivare, non so allevare.
Il rapporto di interdipendenza.
Quindi razionalmente mi conviene cercare di andare d’accordo con coloro i quali svolgono queste funzioni.
Ma ci sono anche altri elementi, dice Durkheim, che vincolano molto, che sono dei potenti collanti e che sfuggono a questa dimensione razionale.
Sono quelli elementi che attengono invece alla sfera del sacro, del simbolo.
Noi sappiamo: simbolo — qualcosa che rimanda ad altro.
La dimensione dell’uomo non ha solo la ragione, ma anche una dimensione che va oltre la razionalità. Stessa cosa avviene socialmente. Anche socialmente, oltre alla ragione e a ciò che la ragione ci dice di fare per stare uniti, abbiamo qualcosa che va oltre: la dimensione simbolica.
Vedete l’esempio della bandiera. Quante volte sventoliamo la bandiera e la bandiera ci richiama la nostra appartenenza, il fatto che facciamo parte di questa collettività che si chiama società italiana.
E questa non è solo la bandiera verde, bianco, rosso, ma c’è anche la festa della bandiera. In quella festa, guarda un po’, è riposo, è una giornata festiva.
Ecco questa dimensione del sacro, la dimensione religiosa.
Intendendo per religione, nell’accezione di Durkheim, non solo la religione che attiene ad una specifica confessione, ma anche la religione civile.
Quindi sentite spesso, soprattutto in certi orientamenti anche politici, il riferimento al concetto di patria, di nazione, che non è solo una geografia.
Razionalmente abbiamo tracciato dei confini che possiamo riprodurre sulla carta geografica e che sono frutto di passaggi storici.
Ma la nazione richiama anche una dimensione che attiene più alle credenze, alla lingua, alla tradizione, e anche a una mitologia: Romolo e Remo, la lupa di Roma.
Ecco, tutti questi elementi, dice Durkheim, concorrono a garantire la tenuta del nostro vivere sociale e a costruire quella struttura.
Vedete anche qui: abbiamo qualcosa di immateriale, la bandiera, che però poi diventa festa della Repubblica o festa della bandiera, una regola scritta addirittura nella legge per cui è una giornata festiva, si fa vacanza.
Ecco in che senso diventa struttura, diventa fatto sociale. Qualcosa che possiamo vedere anche, rilevare, come una festività.