Lo sbarco di Anzio (Operazione Shingle), iniziato il 22 gennaio 1944, viene considerato dalla storiografia come un fallimento strategico iniziale, pur essendosi concluso mesi dopo con una vittoria tattica. L'operazione anfibia, ideata da Winston Churchill, aveva l'obiettivo di aggirare la Linea Gustav a Cassino, tagliare le vie di rifornimento nemiche e liberare rapidamente Roma.
Perché viene definito un fallimento strategico
- Esitazione del comando: L'effetto sorpresa fu totale e le spiagge vennero occupate quasi senza resistenza. Tuttavia, il generale statunitense John Lucas, temendo contrattacchi e affetto dalla "sindrome di Salerno", decise di non avanzare subito verso i Colli Albani e Roma, preferendo barricarsi per consolidare la testa di ponte.
- La reazione tedesca: Questa ingiustificata esitazione diede al feldmaresciallo tedesco Albert Kesselring il tempo di riorganizzarsi. I tedeschi fecero affluire rapidamente truppe da tutta Italia e dall'Europa, bloccando e assediando gli Alleati in una stretta sacca costiera.
- La trappola della guerra di logoramento: Quella che doveva essere una rapida guerra di movimento si trasformò in una sanguinosa e logorante guerra di trincea durata quattro mesi. La testa di ponte rimase isolata sotto il costante fuoco dell'artiglieria tedesca.
- Il bilancio delle vittime: L'operazione costò un prezzo altissimo, provocando circa 43.000 perdite tra morti, feriti e dispersi solo nelle file alleate. Lucas venne sollevato dal comando a febbraio proprio a causa della sua condotta fallimentare.
L'esito finale
L'operazione non può essere definita un fallimento totale perché la testa di ponte resistette a tutti i furiosi contrattacchi tedeschi. A fine maggio 1944, in concomitanza con lo sfondamento della Linea Gustav a Cassino, le truppe ad Anzio riuscirono finalmente a rompere l'assedio, portando alla liberazione di Roma il 4 giugno 1944. L'obiettivo fu quindi raggiunto, ma con quattro mesi di ritardo rispetto ai piani originari e a un costo umano drammatico