
EX-MACHINA
QUANDO VENGONO VIOLATI DALL'A.I.
I PRINCIPI DELLA ROBOTICA
In Ex Machina, il giovane programmatore Caleb vince un soggiorno nella villa del suo capo Nathan, dove scopre di dover testare Ava, una robot dotata di intelligenza artificiale. Nel corso delle sessioni, Ava manipola Caleb per farsi liberare, svelando la crudeltà di Nathan e fuggendo infine nel mondo umano
COMMENTO
L’opera di Alex Garland intende riflettere sui limiti raggiungibili da un’intelligenza artificiale nel suo compito di assistenza dell’essere umano, oltre che nella possibilità di imitarne la natura senza costituire una minaccia.
In Ex Machina ci viene mostrato quanto questa linea di confine sia estremamente sottile e indefinibile, con una profonda analisi sull’imprevedibilità dell’AI e sulla debolezza dell’animo umano. Il titolo stesso rievoca l’idea di “Deus Ex Machina”, predominante nel teatro classico come entità risolutrice della tragedia.
Tuttavia, questo concetto non viene riflesso in una macchina intelligente creata per risolvere i problemi dell’uomo, come accade in altre pellicole sci-fi, ma è Nathan, il suo programmatore, a identificarsi nel ruolo di “dio creatore”, reinterpretando a modo suo l’affermazione di Caleb: «Se hai creato una macchina cosciente non si tratta della storia dell’uomo, questa è la storia degli dei».
Garland ci mostra come il potere di generare non abbia come naturale conseguenza un controllo totale su ciò che si realizza: sospesi sulle note di Schubert, assistiamo al ribaltamento del test di Turing, nel quale non è più l’uomo a dover analizzare Ava per decidere se porre fine alla sua esistenza, ma è quest’ultima a prendere in mano le redini dell’interrogatorio per decretare il destino dei propri esaminatori.
Punto di svolta decisivo nel corso dell’opera è la frase che la macchina sussurra a Caleb durante uno dei numerosi blackout: «Non fidarti di Nathan». Questo dubbio si insinua nella sua mente rendendolo incerto riguardo a tutto, perfino del suo stesso essere, in un’introspezione violenta che dissona con il percorso di auto-affermazione compiuto invece dall’AI – rappresentato in una sequenza che è valsa al film l’oscar per gli effetti speciali. Mentre l’uomo perde il senso di sé, Ava sembra prendere coscienza del suo esistere, anche corporalmente: scopre la femminilità e il potere che ne deriva, e prende parte a una sfida intellettuale che sa tenere lo spettatore col fiato sospeso, fino all’ultimo secondo.